Anche le piccole decisioni producono grandi effetti

Ieri era il mio compleanno. Mi sono svegliata con la luna non storta, molto peggio. Mi sono alzata malvolentieri e di cattivo umore. Perché? Sul momento l’unica ragione “logica” che ero in grado di riconoscere era anche estremamente banale: avevo raggiunto il tempo limite per prendere una decisione a lungo rimandata e su cui non mi sentivo tranquilla, nonostante fosse apparentemente semplice. 

Nel frattempo mio marito Stefano, che era già in piedi e attivo da un po’, ha notato in Facebook un commento della mia amica Michela Frattini e mi ha chiesto se per caso stavo nascondendo la data del mio compleanno nel mio profilo. Ho controllato ed era così. Dal momento che non c’era nessun motivo per mantenere il riserbo su una cosa del genere ho modificato le impostazioni, pensando: ma sì, facciamo il pieno di auguri, che sicuramente mi farà bene :-)

E gli auguri sono arrivati come un torrente in piena, da parte degli amici più cari, da parte di persone che non vedo e sento da molto tempo, da parte anche di persone che quasi non conosco. Straordinario! 

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Qualcuno potrebbe pensare che via Facebook è facile e non costa nulla. Non è vero: ognuna delle persone che mi ha mandato gli auguri ieri ha scelto di dedicare almeno qualche secondo della sua giornata a me, scrivendo sulla mia bacheca, telefonandomi, mandandomi un’e-mail o un sms. Non è facile e non è nemmeno gratis. Bisogna volerlo fare. E io sono grata a ciascuno di loro per aver deciso di regalarmi un po’ del suo tempo, per aver lasciato un segno in uno dei miei giorni speciali. Me lo ricorderò e continuerò a ringraziare oggi, domani e sempre con la stessa intensità, per ogni accadimento, perché ogni accadimento è dono.

Ah, per il malumore prima di mezzogiorno ho deciso di fare una telefonata. Non quella che pensavo di fare fino alla mattina stessa. Ho fatto marcia indietro e ne ho fatta un altra, e tutto è andato magicamente a posto, luna storta compresa.

Potere del prendersi (finalmente) la responsabilità e agire? Mi piace pensare di sì.

Felice sabato!

(Photo Credits: woodleywonderworks)

Pensare come una campionessa

Oggi a pranzo mio padre mi ha detto che l’anno prossimo Josefa Idem parteciperà alla sua ottava Olimpiade, a 48 anni. E ha intenzione di gareggiare per l’oro. Brava Josefa – ho pensato – questo è pensare da campionessa. Voglio imparare anch’io a pensare così. Comincio leggendo “think like a Champion” di Donald Trump. Appena finisco vi racconto cosa ho imparato.

Trasformare la tristezza

Ieri mattina quando mi sono svegliata in cielo splendeva il sole, ma l’aria era ancora fresca: il clima ideale per mettere in atto il proposito formulato domenica di riprendere le mie passeggiate quotidiane. Così, MBT ai piedi (visto che ho fatto la pazzia di comprarle facciamole servire!) e Maia entusiasta al guinzaglio, sono partita di buona lena. Di ritorno a casa ho tenuto fede ad un altro proposito, quello di sedermi al pianoforte alla ricerca di una melodia che diventasse la base di un lavoro in cantiere. E la melodia si è fatta trovare. Credo stesse gironzolando nell’aria da un po’, fluttuando alla ricerca di una forma.
Ma nonostante il buon inizio la tristezza era in agguato. Nel pomeriggio infatti, complice una recente stanchezza che sta rendendo quasi tutte le attività lavorative imprese titaniche, il mio umore ha cominciato a peggiorare sensibilmente. Dopo aver lottato per un po’ con l’inquietudine, ho scelto di fare la cosa che mi pareva più sensata: sono andata a dormire. E ho dormito profondamente, per due ore abbondanti. La mia coscienza ha così preso temporaneamente le distanze dalla malinconia, che però si è guardata bene dall’abbandonarmi.
Il segno è arrivato solo molto più tardi, dopo che avevo chiamato la tristezza con il suo nome e quando ormai la stanchezza stava di nuovo per prendere il sopravvento. Mi accingevo a spegnere la luce e, voltandomi verso l’interruttore, ho visto un libro che tengo sul comodino, Il più grande venditore del mondo, di Og Mandino. Ho deciso di rileggere il capitolo che avevo già letto la sera prima e mi sono balzate agli occhi parole che la sera prima non avevo notato: “finalmente mi rendo conto che tutti i miei problemi, scoraggiamenti e angosce sono in realtà grandi opportunità nascoste. Non sarò più ingannato dai travestimenti che indossano, perché i miei occhi ora sono aperti”.
I miei occhi ogni tanto si socchiudono ancora, ma sono decisi a guardare oltre il velo del travestimento. La caccia alle trasformazioni è aperta.

Provare

Abbi fiducia in quella piccola voce cristallina che dice: “Questo potrebbe funzionare, provalo”.

(Diane Mariechild)

Un passo in avanti è un evento importante, ma poi è bene ricordare che occorre compierne altri.