Federica in Arizona

Vivere l’Hero, vivere da Hero

Alcune delle persone che hanno seguito le mie vicende nella settimana tra il 12 e il 18 gennaio si sono chieste, e mi hanno chiesto, cosa diavolo stessi combinando.

Stavo vivendo una parte della mia esistenza riguardo alla quale ho mantenuto sempre il quasi totale riserbo. Credo che ora sia venuto il momento di raccontare qualche cosa di più.

Ma andiamo con ordine. Innanzitutto: che cos’è l’Hero Camp? L’Hero Camp è una settimana di formazione intensiva che viene vissuta in una location particolare e il cui contenuto è legato alla location stessa. Ogni Hero Camp è diverso dal precedente e dal successivo, perché è il risultato di una progettazione legata al luogo e dell’ascolto di ciò che accade durante la settimana. L’unico elemento comune alle edizioni che si sono tenute finora è la presenza di una competizione fra due squadre, questa volta arricchita dalla competizione singola: ciascuno gareggiava per portare la propria squadra alla vittoria e allo stesso tempo per essere IL vincitore.

Perché ho deciso di partire? Ci sono almeno tre motivi, che si sono manifestati in momenti diversi.

Il primo è stato la destinazione. Quando ho saputo che la destinazione sarebbe stata l’Arizona e in particolare Sedona ho voluto fortemente esserci (la cosa sconvolgente è che non avevo mai sentito parlare prima di Sedona, ma mi attirava e va bene così).

Il secondo motivo è il fatto che già un altro anno si era aperto con un Hero Camp, il 2011, e ciò che mi sono portata a casa da quella esperienza mi ha permesso di spalancare una serie di porte grazie alle quali posso dire che la mia vita oggi è molto vicina a quella che desidero (ci sono ancora dettagli su cui lavorare, ma sono dettagli e so come lavorarci). Quell’esperienza ha generato l’aspettativa di ripetere questo risultato e sono partita con il desiderio di fare un ulteriore salto e avvicinarmi ancora di più a ciò che desidero.

Il terzo motivo si è manifestato a Capodanno, quando mi sono regalata il tempo di scrivere la traccia di questo 2013. Ho individuato un punto sul quale sento il bisogno di lavorare intensamente, perché ritengo che in esso stia la chiave che mi permetterà di procedere ad una velocità superiore a quella che tengo oggi. E l’Hero Camp mi offriva su un piatto d’argento la possibilità di lavorarci subito, in profondità.

I motivi che ho elencato sono tutti interiori, riguardano me e soltanto me. Ma ce n’è un altro che riguarda le persone che mi sono vicine. Scorrendo nella mia mente i nomi e i volti di tanti amici e conoscenti mi sono ricordata di quanti hero conosco, persone che conducono una vita “normale” (normale per chi? mah…) e che vivono da eroi almeno un aspetto di questa vita. Voglio stare con loro, portando tutto ciò che ho la possibilità di essere e di imparare.

Ognuno riceve in dono qualcosa che può a sua volta mettere a disposizione degli altri. Io ho ricevuto in dono un Hero Camp e me lo sono preso. Ora sono di nuovo in Italia, accanto alla mia famiglia, nel luogo in cui ho scelto di vivere questi anni, immersa nelle attività a cui voglio dedicare tempo ed energia, pronta a “restituirlo”.

Sedona

Partire: Arizona 2013

Ci sono momenti in cui senti che DEVI esserci.

Quando a novembre ho assistito alla presentazione del primo Hero Camp 2013 ho sentito esattamente questo: DOVEVO esserci e, soprattutto, VOLEVO esserci. Sedona e i suoi vortici, proprio in un periodo che descrivevo come “essere nel frullatore”: quello che si dice “essere la persona giusta, nel posto giusto, nel momento giusto”.

Ma l’Hero non è così facile, non è un viaggio che compri, è un viaggio che per accoglierti ti chiede prima di dimostrare qualcosa, di superare una serie di prove. La prima era una prova ai confini della magia. “E’ inutile che cerchi di prepararmi”, mi sono detta, “la magia accade oppure no. Posso solo essere completamente qui e ascoltare.” Ho ascoltato e detto a mia volta. La prima risposta che ho ricevuto aveva tutta l’aria di un “no”. Tutti i posti erano stati occupati, ma subito qualcuno ha deciso di non partire. E quel posto libero si è rivelato essere lì ad aspettare me. Non ho nemmeno pensato. Sto imparando ad acchiappare al volo ciò che mi interessa davvero. Ho detto “sì” e solo dopo ho cercato una conferma nello sguardo di mio marito Stefano. La conferma c’era, forte come sempre.

Le altre prove sono state facili, tranne quelle che stavano nella mia testa e nel mio cuore: come faccio a partire? Il biglietto aereo ce l’ho, il passaporto ce l’ho, la valigia ce l’ho, la carta di credito ce l’ho, l’inglese lo parlotto… Ma ho anche una bimba piccina, forse troppo piccina per stare lontana dalla sua mamma undici giorni. Che mamma sono se parto? Sono una cattiva mamma perché vado via e la affido al papà e ai nonni? Sono una buona mamma perché guardo lontano e colgo l’occasione di fare un’esperienza che non si ripeterà e probabilmente farà molto bene a me e quindi anche a lei? Sto pensando al bene della mia famiglia o solo a me stessa?

La risposta che mi sono data la conoscete già perché avrete sicuramente intuito che alla fine sono partita. E sono partita addirittura serena, perché ho sentito quanto infinitamente sono amata, da mio marito, dai miei genitori, dai miei amici più cari.

Devo anche a loro quest’Hero e riporterò a loro quest’Hero. Lo hanno guadagnato quanto me.