Leggerezza

La Felicità del Meno, di Maria Chiara Giorda e Sara Hejazi

La lettera di presentazione del libro La felicità del meno mi ha conquistata con pochi incisi: ‘liberarci del superfluo e degli elementi di disturbo, come il rumore e lo stress’ e ‘realizzare la più spirituale e mondana delle aspirazioni: quella che i monaci chiamano armonia, e noi felicità’.
Così, tenendo fede al fatto che uno dei miei motti è ‘spegni il rumore’ e che ‘armonia’, intesa come parte dello studio musicale, è una delle mie discipline preferite ho sentito immediatamente l’impulso ad andare più a fondo.
Credo che la felicità sia qualcosa che tutti desideriamo e sicuramente ciascuno di noi associa a questa parola contenuti diversi. A qualcuno può apparire come un traguardo, a qualcun altro – e io cerco di appartenere a questo secondo gruppo- come uno stato da vivere nel quotidiano. Ciascuno pone alla felicità le proprie particolari condizioni. Qualcuno fa di tutto per scovarla, crearla, conquistarla. Qualcuno affida la propria felicità a fattori esterni. Qualcuno sta nel mezzo. Ma la felicità dipende veramente solo da noi, come spesso la letteratura del cosiddetto self-help vuole farci credere? Oppure c’è qualcosa che ci sfugge comunque?
Michela Marzano, che di questo libro scrive la prefazione, racconta del giorno in cui, frustrata dal proprio continuo impegno al miglioramento e dalla constatazione che i risultati ottenuti non erano all’altezza delle sue aspettative, ha chiesto lumi alla propria psicanalista. E della sorpresa provata di fronte alla domanda ricevuta in risposta: “E se la soluzione fosse nel fare di meno?” Ma che cosa significa fare di meno? Significa forse rinunciare? Oppure creare lo spazio necessario per andare all’essenziale? Le autrici de La felicità del meno, Maria Chiara Giorda e Sara Hejazi, propendono per la seconda possibilità e sono arrivate a questa convinzione dopo uno studio condotto per due anni in monasteri appartenenti a diverse professioni religiose. E in questi luoghi, che si sono rivelati meno distanti dal mondo di quanto potessero apparire, hanno scoperto la possibilità di una vita come forma d’arte. Ogni arte può essere appresa da chi lo desidera, con dedizione, studio ed esercizio. Ecco quindi che l’arte di vivere riconosciuta nei monasteri viene presentata dalle due autrici condensata in dieci regole, rilette in chiave moderna perché ciascun lettore possa farne tesoro e riappropriarsi di tempo e spazio perduti. Dal modo di vivere la solitudine alla gestione del sonno, dalla creazione di bellezza al come studiare, una piccola e preziosa guida per riscoprire il potere che si nasconde in tante attività quotidiane.

Le regole che mi attraggono di più sono queste:

  • Bellezza
  • No, grazie: le donne e il multitasking
  • Lavora! (Ma non troppo)
  • Studia (non importa cosa ma come)

Vi farò sapere se l’intuito ha visto giusto. Nel frattempo, se volete leggerle anche voi e scoprire quali vi calzano a pennello potete ordinare La felicità del meno sul sito de Il giardino dei libri.

(PhotoCredit: http://wsimag.com/it/benessere/10384-leggerezza-nellaria-dot-dot-dot)

 

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