linguaggio diverso

Cambiare linguaggio per cambiare abilità

Ho sempre pensato che possedere una conoscenza linguistica ampia fosse una buona cosa. Come se fossi più o meno consciamente consapevole del fatto che conoscere una parola significa in qualche modo possedere ciò che quella parola significa o rappresenta. Più parole conosco, più possibilità ho di descrivere il mondo esteriore e interiore, maggiore è la mia padronanza del linguaggio maggiore è la precisione che ho nel nominare, descrivere, raccontare, articolare il mio pensiero.

Non conoscevo però l’ipotesi di Sapir-Whorf, conosciuta anche come “ipotesi della relatività linguistica” e ringrazio Simone Pacchiele per averla portata alla mia attenzione. Questa ipotesi, secondo Wikipedia, afferma che lo sviluppo cognitivo di ciascun essere umano è influenzato dalla lingua che parla. Nella sua forma più estrema, questa ipotesi assume che il modo di esprimersi determini il modo di pensare.

Si tratta di un argomento complesso e in questo momento, proprio perché ne sono appena venuta a conoscenza, non ho sufficiente competenza per discuterne concisamente in questa sede.

Trovo però che l’ipotesi sia affascinante e che, se rispondente a realtà, possa aprire una serie di possibilità molto interessanti riguardo al lavoro sul linguaggio in sede di coaching.

Lavorare sul linguaggio per un coach non è certamente cosa nuova e chi è già entrato in contatto con questo tipo di professione lo sa bene. Tuttavia, da uno scambio di battute dietro le quinte con Simone, ho la sensazione che abbia preparato un’occasione in cui questo discorso sul linguaggio verrà affrontato in modo particolarmente interessante ed efficace. Avverrà a Milano il prossimo week-end, 24 e 25 febbraio 2015. Trovi tutte le informazioni sulla pagina Comunicare, Guidare, Trasformarsi.

(PhotoCredit: https://unsplash.com/search/language?photo=yri82tuk2TQ)

Drum Circle formato famiglia

Giochi d’ascolto formato famiglia

Sabato scorso ho facilitato un Drum Circle veramente speciale, che mi ha permesso di vivere e comprendere alcune cose molto interessanti.

Il mio intervento è stato parte di un progetto che ho immediatamente sentito come cosa buona e condiviso.

Si chiama ‘Giochiamo insieme’ ed è un percorso dedicato alle famiglie, organizzato dall’Associazione ‘Il salto nel cerchio’. Negli incontri mamme e papà hanno la possibilità di giocare insieme ai loro bambini e di riflettere insieme su ciò che accade in questi momenti, con il sostegno di una counselor e di una psicomotricista. Alcuni incontri sono poi riservati esclusivamente agli adulti e offrono ai genitori un’opportunità per condividere le esperienze vissute durante il percorso e scoprire nuove modalità di relazione e comunicazione con i loro bambini e di condivisione con gli altri genitori e bambini.

Poiché io stessa sono mamma di una bambina che frequenta l’ultimo anno della scuola dell’infanzia e ho sempre trovato estremamente prezioso il confronto con le sue insegnanti e con la professionista che guida il percorso di psicomotricità, ho subito sentito che questo progetto è una risorsa importantissima.

Da quando Matilde è con noi ha portato alla nostra attenzione tantissime cose nuove, ci ha regalato punti di vista inediti, ha stimolato tante riflessioni in me e mio marito, ci ha messi di fronte a difficoltà che prima non avevamo, come gestire il fatto di essere spesso stanchi e anche nei momenti di stanchezza responsabili di un esserino che pretende attenzione continua, il fatto di dover negoziare in continuazione per divergenze di priorità, il fatto di dover tenere una soglia di attenzione il più possibile alta, la difficoltà a ricaricarsi.

Credo che occasioni come questa, proposta dall’Associazione Il salto nel cerchio, siano opportunità preziosissime per confrontarsi con questi ‘problemi’, per imparare, osservarsi con più attenzione e anche sentirsi meno soli.

Per questo essere chiamata a farne parte, anche solo per alcuni incontri, è stato per me un grande onore e mi ha dato la possibilità di apprendere cose che ancora non avevo avuto la possibilità di sperimentare.

Anche se ho già lavorato altre volte con i bambini della scuola dell’infanzia, in modo specifico e in gruppi misti genitori-bambini, anche questo Drum Circle mi ha confermato come ogni gruppo sia una realtà a sé, con un’identità precisa che chiede di essere ascoltata, accolta e sostenuta.

Mi ha confermato che le persone ci sono e sono pronte a mettersi in gioco, magari aspettano solo un invito, un’indicazione.

Le cose più interessanti che mi porto a casa?

La consapevolezza che l’ascolto è un’attività faticosa, che ci chiede di uscire da noi stessi e dai nostri schemi, pensieri, programmi per aprirci alle proposte, richieste, esigenze dette e non dette dell’altro.

La conferma che in ognuno c’è un’enorme potenzialità creativa che ha solo bisogno del tempo e dello spazio per emergere e regalarsi agli altri.

La ricchezza che viene dall’avere (e darsi) la possibilità di lavorare insieme ad altri, portatori di una professionalità e sensibilità diversa dalla nostra. La presenza di Sara (educatrice e counselor) e la sua partecipazione attiva all’attività ha fatto sì che il gruppo sia stato ascoltato in modo più intenso di quanto sarebbe accaduto se io fossi stata da sola e ha permesso a me di elaborare una serie di spunti di approfondimento per il prossimo incontro.

La forza che un gruppo unito da un filo comune (in questo caso la pulsazione alla base del ritmo) è in grado di esprimere: nonostante in alcuni momenti i bambini più piccoli potevano semplicemente – e comprensibilmente- aver voglia di esplorare o di fare altro, magari suscitando qualche preoccupazione da parte dei genitori, il filo della musica non si è mai spezzato, anzi, ha trovato nuove strade, si è trasformato.

E credo che questa sia la metafora più bella emersa sabato: quando il gruppo è presente e unito intorno ad una direzione comune, anche il momento di ‘deviazione’ o semplicemente di pausa diventano parte del percorso e non lo interrompono, semplicemente gli danno un colore diverso (a questo spunto conto di dedicare presto una riflessione più ampia).

Non ci avevo mai pensato con tanta chiarezza e questo pensiero mi trasmette un senso di tranquillità nuovo per me.

Chissà se anche qualcuno dei grandi presenti ci si ritrova? Mi toccherà aspettare la prossima puntata per farmi un’idea :-)

Drum Circle formato famiglia

Drum Circle formato famiglia