Il Mago è una delle carte in cui ho introdotto più cambiamenti rispetto al modello di riferimento.
Da un certo punto di vista il “mio” Mago ha delle affinità con il Papa: lo si intuisce, ad esempio, nella posizione delle mani, che è identica nelle due figure. Entrambi hanno, per me, una funzione di ponte, anche se la loro relazione con l’invisibile è di natura diversa.

Ho voluto creare una connessione tra Mago e materia attraverso i simboli che ornano la fascia centrale del suo abito, che ricorda una veste sacerdotale. Non è un Mago dai mille colori roboanti, ma un mago luminoso, che nel bianco racchiude tutto il movimento dell’Essere. Manipola la realtà, ma non lo fa per gioco. Il tavolo è libero da oggetti, che troviamo invece in altre versioni della stessa carta: niente dadi, sacchetti o amuleti. C’è soltanto un libro. Il tavolo stesso, nella sua forma, richiama un pianeta, e il libro sembra emergere da esso. Contiene altri simboli, che il Mago sa leggere: è questa capacità di interpretare la realtà che gli permette, di conseguenza, di trasformarla. La lettura del reale diventa quindi strumento non solo di conoscenza, ma anche criterio di orientamento nella scelta.
Il potere esercitato dal Mago non è pura e semplice emanazione di sé, desiderio di controllo, ma una virtù che nasce dalla capacità di porsi davanti alla realtà e riconoscerla come qualcosa con cui egli stesso e gli altri sono in relazione.
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