Drum Circle formato famiglia

Giochi d’ascolto formato famiglia

Sabato scorso ho facilitato un Drum Circle veramente speciale, che mi ha permesso di vivere e comprendere alcune cose molto interessanti.

Il mio intervento è stato parte di un progetto che ho immediatamente sentito come cosa buona e condiviso.

Si chiama ‘Giochiamo insieme’ ed è un percorso dedicato alle famiglie, organizzato dall’Associazione ‘Il salto nel cerchio’. Negli incontri mamme e papà hanno la possibilità di giocare insieme ai loro bambini e di riflettere insieme su ciò che accade in questi momenti, con il sostegno di una counselor e di una psicomotricista. Alcuni incontri sono poi riservati esclusivamente agli adulti e offrono ai genitori un’opportunità per condividere le esperienze vissute durante il percorso e scoprire nuove modalità di relazione e comunicazione con i loro bambini e di condivisione con gli altri genitori e bambini.

Poiché io stessa sono mamma di una bambina che frequenta l’ultimo anno della scuola dell’infanzia e ho sempre trovato estremamente prezioso il confronto con le sue insegnanti e con la professionista che guida il percorso di psicomotricità, ho subito sentito che questo progetto è una risorsa importantissima.

Da quando Matilde è con noi ha portato alla nostra attenzione tantissime cose nuove, ci ha regalato punti di vista inediti, ha stimolato tante riflessioni in me e mio marito, ci ha messi di fronte a difficoltà che prima non avevamo, come gestire il fatto di essere spesso stanchi e anche nei momenti di stanchezza responsabili di un esserino che pretende attenzione continua, il fatto di dover negoziare in continuazione per divergenze di priorità, il fatto di dover tenere una soglia di attenzione il più possibile alta, la difficoltà a ricaricarsi.

Credo che occasioni come questa, proposta dall’Associazione Il salto nel cerchio, siano opportunità preziosissime per confrontarsi con questi ‘problemi’, per imparare, osservarsi con più attenzione e anche sentirsi meno soli.

Per questo essere chiamata a farne parte, anche solo per alcuni incontri, è stato per me un grande onore e mi ha dato la possibilità di apprendere cose che ancora non avevo avuto la possibilità di sperimentare.

Anche se ho già lavorato altre volte con i bambini della scuola dell’infanzia, in modo specifico e in gruppi misti genitori-bambini, anche questo Drum Circle mi ha confermato come ogni gruppo sia una realtà a sé, con un’identità precisa che chiede di essere ascoltata, accolta e sostenuta.

Mi ha confermato che le persone ci sono e sono pronte a mettersi in gioco, magari aspettano solo un invito, un’indicazione.

Le cose più interessanti che mi porto a casa?

La consapevolezza che l’ascolto è un’attività faticosa, che ci chiede di uscire da noi stessi e dai nostri schemi, pensieri, programmi per aprirci alle proposte, richieste, esigenze dette e non dette dell’altro.

La conferma che in ognuno c’è un’enorme potenzialità creativa che ha solo bisogno del tempo e dello spazio per emergere e regalarsi agli altri.

La ricchezza che viene dall’avere (e darsi) la possibilità di lavorare insieme ad altri, portatori di una professionalità e sensibilità diversa dalla nostra. La presenza di Sara (educatrice e counselor) e la sua partecipazione attiva all’attività ha fatto sì che il gruppo sia stato ascoltato in modo più intenso di quanto sarebbe accaduto se io fossi stata da sola e ha permesso a me di elaborare una serie di spunti di approfondimento per il prossimo incontro.

La forza che un gruppo unito da un filo comune (in questo caso la pulsazione alla base del ritmo) è in grado di esprimere: nonostante in alcuni momenti i bambini più piccoli potevano semplicemente – e comprensibilmente- aver voglia di esplorare o di fare altro, magari suscitando qualche preoccupazione da parte dei genitori, il filo della musica non si è mai spezzato, anzi, ha trovato nuove strade, si è trasformato.

E credo che questa sia la metafora più bella emersa sabato: quando il gruppo è presente e unito intorno ad una direzione comune, anche il momento di ‘deviazione’ o semplicemente di pausa diventano parte del percorso e non lo interrompono, semplicemente gli danno un colore diverso (a questo spunto conto di dedicare presto una riflessione più ampia).

Non ci avevo mai pensato con tanta chiarezza e questo pensiero mi trasmette un senso di tranquillità nuovo per me.

Chissà se anche qualcuno dei grandi presenti ci si ritrova? Mi toccherà aspettare la prossima puntata per farmi un’idea :-)

Drum Circle formato famiglia

Drum Circle formato famiglia

copertinaAgendaSogni

Da sbagliato a perfetto: storia di un’agenda e di uno sguardo

L’agenda per me è un oggetto assolutamente indispensabile, una di quelle cose a cui riuscirei difficilmente a rinunciare. Posso farne certamente a meno, ma lo sentirei come una scomodità immensa. Sto parlando proprio dell’agenda cartacea. Ho provato più volte a sostituirla con dispositivi elettronici, ma anche ora che ho e uso con soddisfazione uno SmartPhone non ho trovato nessuno strumento che sia in grado di darmi lo stesso piacere di un’agenda su cui scrivere con matita, penna, pastelli, pennarelli, adesivi, post it.

Qualcuno mi ha anche chiesto che cosa me ne faccio di un’agenda. La vivo. Nella mia agenda ci sono appuntamenti, promemoria, appunti, aforismi, annotazioni, bozze di progetti, programmi di lavoro. è il libro attraverso cui, giorno dopo giorno, parola dopo parola, i miei desideri, i miei pensieri, le mie intuizione prendo forma e diventano tangibili.

Va da sé che alla fine di ogni anno io senta il desiderio di procurarmi quella che sarà la compagna di viaggio dell’anno a venire.

Nel 2016, in preda a una maniacale smania di risparmio, avevo rispolverato un’agenda del 2008 inutilizzata (che fortuna! Era anche bisestile!) e ne avevo decorato la copertina a colpi di pennarello indelebile.

Quest’anno, in preda alla stessa smania, mi sono lasciata ingolosire da una promozione lanciata dai biscotti Pan di Stelle: una micro-raccolta punti in cambio dell’Agenda Mandala dei Sogni.

Agenda? Mandala? Sogni?

Praticamente tre parole magiche che mi hanno fatto accantonare lo snobismo nei confronti delle raccolte punti. Con grande diligenza ho raccolto i tre codici richiesti, li ho inviati e ho atteso. Finché, pochi giorni dopo, ho trovato nella cassetta della posta un anonimo pacchetto che al tatto faceva presentire il contenuto. Finalmente avevo la mia agenda 2017!

Eccola qui:

agenda Mandala dei sogni

 

A prima vista tutto sembrava perfetto, ma quando l’ho aperta ho scoperto che

pagina interna

AD OGNI GIORNO CORRISPONDE SOLO UNA RIGA!

UNA RIGA!

COME FA A STARCI UNA MIA GIORNATA IN UNA RIGA?!?

Beh – mi sono detta- vorrà dire che dovrà essere molto focalizzata, e ho archiviato la cosa.

Qualche giorno dopo gironzolavo in un negozio in cerca di regali di Natale e mi è caduto l’occhio su… UN’AGENDA! L’aspetto era piuttosto insignificante, ma il prezzo molto attraente, per cui ho sfogliato la copia in visione ed è scattata la scintilla: avevo trovato la mia compagna perfetta (più tardi uno sguardo più attento avrebbe rivelato che la perfezione era perfettissima perché persino la copertina può essere rimossa e personalizzata, come piace fare a me).

La storia sembrerebbe finita qui. Se non fosse che io l’Agenda Mandala dei Sogni la volevo comunque usare.

Ed è scattato il click: non sarà un’agenda ma una specie di diario. La userò per annotare ogni sera ciò che in quel giorno ha acceso in me la meraviglia.

Ecco il risultato della prima settimana:

prima settimana dell'agenda delle meraviglie

Questo 2017 si preannuncia non una WonderLand, ma un WonderTime :-) E tu? Quale meraviglia hai vissuto oggi?

la Prima ciliegia

Le tue ciliegie cosa sono? Vieni a scoprirlo il 16 luglio 2016 a Vergiate (VA)

Quando Cristiana Di Stefano mi ha chiamata per propormi di ospitare ad Allegretto B&B un’edizione ‘grandi e piccini’ di ‘La Prima ciliegia’ ho subito pensato: ‘ma che bella idea!’

Mi è parsa una bella idea perché:

  • ho avuto il piacere di apprezzare Cristiana come persona durante alcune chiacchierate nelle pause del corso Rhythm Ambassador a cui eravamo presenti entrambe
  • so che è una persona che ha tutte le carte in regola per parlare di trasformazione attraverso la creatività (dopo 15 anni di carriera nel marketing ha portato alla ribalta il suo amore per la musica e le percussione formandosi e operando come musicoterapeuta, e ha al suo attivo un romanzo pubblicato e altri due in prossima uscita)
  • mi piacciono le ciliegie!

Forse a te potrebbero non piacere le ciliegie e allora ti invito a pensare al tuo frutto preferito, perché sono sicura che ne hai uno.

Ecco, che frutto è?

Adesso prova a pensare non al frutto commestibile, ma al tuo frutto ‘simbolico’ preferito. Anche questa volta sono sicura che ne hai uno. Quale tra i i tuoi frutti, tra ciò che puoi cogliere della tua attività, è il tuo preferito?

E ne hai uno che associ alla tua espressione creativa?

la Prima ciliegia

Pensare ad una Prima ciliegia mi fa subito pensare alla creatività come a un albero, che attinge nutrimento dal terreno in cui lo piantiamo, dall’ambiente in cui cresce, dalle cure che riceve e che, a suo tempo, dona i suoi frutti. E ognuno di noi ha fino a questo momento prodotto dei frutti.

Sabato 16 luglio, dalle ore 10:30 alle 16:30, in compagnia mia e di Cristiana, creeremo uno spazio colorato e divertente in cui giocare con colori, suoni, parole, un’occasione buona per piantare un seme e vedere rapidamente crescere il nostro albero fino a cogliere la Prima ciliegia della nostra creatività.


Per informazioni su iscrizioni e costi potete rivolgervi direttamente a Cristiana 3392022340

copertina del libro Il cervello felice

Il cervello felice. Scopri come potenziare la memoria, l’intelligenza e l’intuizione

Da ragazza volevo fare il direttore d’orchestra, la ricercatrice, l’artista e il neurochirurgo. Poi ho deciso che mi faceva troppa impressione anche solo l’idea di fare un’iniezione e, a differenza di alcune mie amiche che hanno affrontato il timore e sono diventate eccellenti medici, io ho seguito gli altri filoni e mi sono dedicata alla ricerca, alla musica e al disegno.

La curiosità per il funzionamento della mente e del cervello mi è rimasta e ho di recente ricominciato a leggere testi sull’argomento, anche spinta dal mio insaziabile desiderio di imparare cose nuove e dal desiderio di mantenere vitale la mia capacità di apprendere e di creare. Quando ho scoperto il libro Il cervello felice ho subito pensato che il titolo ben si allinea con le letture in corso e con i volumi che già riempiono parte della mia biblioteca personale.
L’autore del volume, John Arden, è medico e si occupa nello specifico di neuroscienze e psicologia. La prima parte del suo lavoro si concentra sulla ricerca e sulle buone notizie che le recenti scoperte hanno portato riguardo alla possibilità di mantenere in salute ed efficienza il cervello delle persone mature. Contrastare quello che fino a poco tempo fa poteva apparire un normale processo di deterioramento è possibile, a patto di integrare nel proprio comportamento alcune abitudini che permettono di mantenere il cervello sano e in forma e di sviluppare nuove connessioni neuronali. La seconda parte si concentra invece sulle buone pratiche che ruotano intorno a cinque punti cardine principali, che sono universalmente riconosciuti anche come fondamentali per una buona salute psicofisica: allenamento, alimentazione, attività fisica, attività sociale e di relazione e sonno. A ciascuno di questi punti è dedicata una trattazione specifica, per permetterci di comprenderne al meglio importanza ed effetti.
Nella terza parte – ‘tiriamo le somme’ – si parla infine di riduzione dello stress.
Se è importante restare il più possibile ancorati al tempo presente è altrettanto importante comprendere come integrare i comportamenti descritti nella seconda parte nella quotidianità, perché non restino un mero apprendimento cognitivo. Il dottor Arden conclude quindi questo suo libro proponendo alcuni spunti da distribuire nell’arco dei primi sette giorni, un’agenda della prima settimana di viaggio alla ricerca della propria ‘felicità cerebrale’.
Mantenersi in buona salute è un obiettivo che molti di noi dichiarano di voler perseguire e credo che sia realmente una nostra responsabilità. Grazie a questo testo del dottor Arden abbiamo la possibilità di comprendere come prendersi cura del nostro corpo sia anche prendersi cura del nostro cervello e garantirci maggiori possibilità di una vita ricca fino ad età avanzata. Credo che lo farò leggere a tutta la famiglia :-)
Anche se non fai parte della famiglia puoi naturalmente leggerlo anche tu. Il libro è disponibile qui:

copertina libro Il metodo Gabriel

Il metodo Gabriel. Dimagrisci con la visualizzazione

La mia avversione per le diete è totale. Beninteso, questo non significa che non comprenda e apprezzi i benefici di una alimentazione sana e la necessità di informarsi per bene su cosa può fare meglio al nostro corpo. E sono profondamente grata a tutte le persone che si prendono cura di studiare in modo approfondito questi argomenti e renderli comprensibili a tutti.

Ma la parola ‘dieta’ è un termine che associo da sempre a un senso di privazione e, ahimè, la privazione è qualcosa che mi è proprio difficile digerire. E, giusto per peggiorare le cose, sono anche un po’ pigra e mi dedico prevalentemente ad attività che non richiedono molta attività fisica. Se fossi un fuscello probabilmente non me ne preoccuperei più di tanto. Purtroppo però gli ultimi anni hanno portato con sé anche un carico non gradito di pesantezza della quale farei volentieri a meno. Evidentemente, se non sono ancora riuscita a liberarmene, non mi pesa abbastanza o non ho trovato un modo abbastanza interessante per farlo.
Proprio in questi giorni ho ricevuto la segnalazione di un libro che mi ha fatto accendere un campanello. Si tratta di “Il metodo Gabriel. Dimagrisci con la visualizzazione”. Devo riconoscere che il solo pensiero di dimagrire grazie alla visualizzazione in prima battuta mi è suonato abbastanza fantascientifico. Eppure proprio in questo periodo ho avuto modo di fare esperienza di quanto potente possa essere questo strumento. Gli ultimi mesi sono stati ricchi di impegni per me molto significativi, che volevo portare a termine nel migliore dei modi. Poiché non avevo tutto il tempo che sentivo necessario per prepararmi facendo esperienza dal vero, ho pensato di affrontare il problema in modo diverso e a simulare l’esperienza che mi mancava vivendola nella mia mente, attraverso la visualizzazione. E ha funzionato oltre ad ogni aspettativa. Quindi ho pensato: ‘perché no? Perché non dare fiducia a questo metodo?’

Nell’introduzione ho letto alcuni pensieri che mi hanno colpito: ‘le diete sono create in base alla stessa premessa sbagliata, secondo la quale il solo modo per perdere peso è con la forza, la volontà e la restrizione. Fondamentalmente, si finisce per entrare in guerra col proprio corpo.’ E’ la stessa sensazione che provo io quando cerco di pensare in termini di calorie, di cibi ‘vietati’, di minuti di attività fisica. In altre parole, non riesco a provare piacere. E non mi so rassegnare al fatto che il risultato possa arrivare solo attraverso la sofferenza. Allora penso che possa avere senso cercare di ‘usare la visualizzazione per far funzionare la mente e il corpo all’unisono’.

Unisono è un concetto che mi piace, fa il paio con altri concetti a cui cerco di improntare la mia vita, come ‘sintonia, collaborazione, pace’. Quindi decido che voglio questo libro e che voglio provare di persona. E tu? Sei scettico come sarei stata io qualche tempo fa oppure incuriosito?
Se vuoi visualizzare anche tu il tuo peso e il tuo corpo ideale puoi cominciare da qui:

Leggerezza

La Felicità del Meno, di Maria Chiara Giorda e Sara Hejazi

La lettera di presentazione del libro La felicità del meno mi ha conquistata con pochi incisi: ‘liberarci del superfluo e degli elementi di disturbo, come il rumore e lo stress’ e ‘realizzare la più spirituale e mondana delle aspirazioni: quella che i monaci chiamano armonia, e noi felicità’.
Così, tenendo fede al fatto che uno dei miei motti è ‘spegni il rumore’ e che ‘armonia’, intesa come parte dello studio musicale, è una delle mie discipline preferite ho sentito immediatamente l’impulso ad andare più a fondo.
Credo che la felicità sia qualcosa che tutti desideriamo e sicuramente ciascuno di noi associa a questa parola contenuti diversi. A qualcuno può apparire come un traguardo, a qualcun altro – e io cerco di appartenere a questo secondo gruppo- come uno stato da vivere nel quotidiano. Ciascuno pone alla felicità le proprie particolari condizioni. Qualcuno fa di tutto per scovarla, crearla, conquistarla. Qualcuno affida la propria felicità a fattori esterni. Qualcuno sta nel mezzo. Ma la felicità dipende veramente solo da noi, come spesso la letteratura del cosiddetto self-help vuole farci credere? Oppure c’è qualcosa che ci sfugge comunque?
Michela Marzano, che di questo libro scrive la prefazione, racconta del giorno in cui, frustrata dal proprio continuo impegno al miglioramento e dalla constatazione che i risultati ottenuti non erano all’altezza delle sue aspettative, ha chiesto lumi alla propria psicanalista. E della sorpresa provata di fronte alla domanda ricevuta in risposta: “E se la soluzione fosse nel fare di meno?” Ma che cosa significa fare di meno? Significa forse rinunciare? Oppure creare lo spazio necessario per andare all’essenziale? Le autrici de La felicità del meno, Maria Chiara Giorda e Sara Hejazi, propendono per la seconda possibilità e sono arrivate a questa convinzione dopo uno studio condotto per due anni in monasteri appartenenti a diverse professioni religiose. E in questi luoghi, che si sono rivelati meno distanti dal mondo di quanto potessero apparire, hanno scoperto la possibilità di una vita come forma d’arte. Ogni arte può essere appresa da chi lo desidera, con dedizione, studio ed esercizio. Ecco quindi che l’arte di vivere riconosciuta nei monasteri viene presentata dalle due autrici condensata in dieci regole, rilette in chiave moderna perché ciascun lettore possa farne tesoro e riappropriarsi di tempo e spazio perduti. Dal modo di vivere la solitudine alla gestione del sonno, dalla creazione di bellezza al come studiare, una piccola e preziosa guida per riscoprire il potere che si nasconde in tante attività quotidiane.

Le regole che mi attraggono di più sono queste:

  • Bellezza
  • No, grazie: le donne e il multitasking
  • Lavora! (Ma non troppo)
  • Studia (non importa cosa ma come)

Vi farò sapere se l’intuito ha visto giusto. Nel frattempo, se volete leggerle anche voi e scoprire quali vi calzano a pennello potete ordinare La felicità del meno sul sito de Il giardino dei libri.

(PhotoCredit: http://wsimag.com/it/benessere/10384-leggerezza-nellaria-dot-dot-dot)

 

Contratti Sacri di Caroline Myss: gli Archetipi come guida quotidiana

Per quale motivo sono qui? Qual è il vero scopo della mia esistenza? Credo che ciascuno di noi si sia posto una di queste domande almeno una volta nella vita. E credo anche che trovare la risposta a questa domanda sia il motivo delle esperienze che compiamo, esperienze che hanno lo scopo di portarci a vivere secondo la nostra missione.

Ma come è possibile individuare questa missione? Alcune persone sembrano avere molto chiaro cosa vogliono realizzare nella loro vita, il motivo per cui sono qui. In alcuni casi la strada sembra addirittura tracciata con evidenza, in altri casi c’è un aspetto che si rivela dominante, magari legato ad una particolare passione, magari ad un determinato talento. Altre persone sembrano avere maggiore difficoltà a riconoscere il proprio cammino, perché i segnali appaiono meno evidenti oppure perché si lasciano facilmente sviare dalle opinioni altrui o da ciò che appare ragionevole.

Ecco allora che potrebbe farsi strada un pensiero: sarebbe bello avere una guida, qualcuno che possa aiutarci a comprendere in che modo riconoscere i segnali, in che modo individuare- nell’immensità delle scelte che ci troviamo a compiere ogni giorno- i passi corretti, quelli che ci possono portare più rapidamente e con minore sforzo a compiere la nostra missione.

Con il libro Contratti Sacri Caroline Myss ci consegna proprio questo: una guida. Il Contratto Sacro è infatti il nome con cui Caroline designa il nostro scopo nella vita. E le relazioni possono essere efficaci indicatori lungo il nostro percorso, elementi essenziali per lo sviluppo del nostro potenziale.

Caroline riprende un concetto che ha origini remote, presente in tutte le culture, il concetto dell’archetipo, e spiega come utilizzare queste figure in modo semplice e funzionale. Gli Archetipi sono infatti figura delle energie spirituali e ciascuno di noi, con l’aiuto di Caroline, può apprendere come stilare la propria ruota degli archetipi e farsi aiutare dai propri archetipi principali a usare meglio il proprio potere personale e a vivere una vita sempre più appagante. E sarà come avere a propria disposizione una bussola personale, a cui fare riferimento per osservare e interpretare la nostra relazione con i vari aspetti che compongono la nostra vita: carriera, finanze, affetti, potere, creatività, malattia…

L’Archetipo diventa quindi, grazie al lavoro di Caroline, uno strumento in più a nostra disposizione per vedere, per osservare ciò che siamo e ciò che ci accade con un punto di vista inconsueto e, proprio per questo, utile a trovare nuovi significati al nostro presente.

Io sono molto curiosa di conoscere i miei archetipi principali, e voi? Se lo siete quanto me potete trovare il libro Contratti Sacri seguendo questo link:

Contratti Sacri, Caroline Myss
Ordina sul Giardino dei Libri

 

Un anno di meraviglia

C’è chi considera il passaggio al nuovo anno un motivo per festeggiare, c’è chi detesta il 31 dicembre, c’è chi considera quasi doveroso ignorare la data, commentando con un ‘cosa ci sarà mai da festeggiare?’

Io amo tantissimo il periodo che va da Natale ai primi giorni di gennaio (anche a tutto gennaio, via…). Entro in una modalità lenta e riflessiva, che in questi ultimi anni è stata in qualche modo assecondata dai ritmi delle mie attività professionali, e, come molte persone, faccio i miei bilanci: quello finanziario (incredibile amici! Una letterata che finalmente fa pace con i conti e con i soldi!), quello personale e professionale. E’ un rito che mi piace, che mi offre la possibilità di ripercorrere un tratto di strada, guardarlo dritto negli occhi, esprimere gratitudine per tutto ciò che sono riuscita a esprimere, manifestare, realizzare, per tutto ciò che ho ricevuto dalla vita, tramite le persone che mi sono state vicine, quelle che mi hanno aiutato, quelle che mi hanno ostacolato o ignorato. E’ il momento in cui guardare in faccia anche i risultati che non sono stati come li avrei voluti e prendere nuove decisioni. E’ un momento per lasciare uno spazio speciale ai sogni e chiedere la forza per riconoscere quelli veri e realizzarli.

Proprio per questi motivi sono particolarmente grata al 31 dicembre 2014, perché mi ha regalato uno spunto importante attraverso un gesto apparentemente banale: il gesto di staccare dal chiodo il calendario vecchio per appenderne uno nuovo. E cosa poteva esserci di speciale in questo? Il calendario del 2014 è stato un dono del mio ottico di fiducia, un dono che ho particolarmente apprezzato perché ogni mese era accompagnato da una frase sul tema della ‘vista’ o dello ‘sguardo’. Alcune frasi erano così belle che avevo già deciso di ritagliarle e raccoglierle. Ma non ricordavo assolutamente cosa ci fosse in copertina.

E in copertina c’era scritto: L’importante è avere occhi per vedere la meraviglia.

meraviglia

 

Ho deciso di aggiungere questa frase ad altre due che già avevo scelto come guida per il 2015 perché trovo che racchiuda in sé una potenza immensa. Abbiamo tutti occhi per vedere e a volte scegliamo di non farlo. Eppure ogni giorno ha in sé segni di grandezza, ogni giorno ha tutte le carte in regola per essere straordinario, a condizione di essere capaci di vederne la meraviglia: vedere la meraviglia nel sole che sorge, nel nostro volto riflesso allo specchio, nelle comodità che abitano le nostre case, nel profumo del caffè (per chi lo beve), nella vicinanza delle persone amate, nelle cose che possiamo fare ogni giorno e che possono essere ordinarie o straordinarie a seconda del punto di vista che scegliamo di adottare.

Questo primo mese dell’anno ha già messo a dura prova la mia capacità di meravigliarmi e considero un buon segno il fatto di essere qui oggi a ritornare su queste parole, fermamente decisa a non lasciarmele scappare.

Allora auguro anche a te di scegliere il punto di vista dei ‘meravigliati’, di scegliere uno sguardo che torna fresco ogni giorno.

Felice 2015

zentangle day 02

Uno Zentangle al giorno

Ho conosciuto la pratica dello zentangle grazie a Roberta Lozza, che qualche mese fa ha pubblicato su Facebook il link a questo libro:

copertina libro One Zentangle a Day

(One Zentangle a Day: A 6-Week Course in Creative Drawing for Relaxation, Inspiration, and Fun)

Dal poco che riuscivo a intuire la cosa sembrava divertente e così ho cercato qualche informazione in più sul web, qualche tutorial e soprattutto immagini. E mi sono lanciata, a casaccio, usando quello che avevo a portata di mano: internet e pattern da copiare, trattoPen, carta pesante da stampa in formato A4. Scopo del gioco: divertirmi. Poi è accaduto qualcosa di imprevisto. Ho regalato uno dei miei lavori a una coppia di amici, come ringraziamento per alcune esperienze intense che stavamo vivendo insieme, altri hanno visto lavori in via di completamento abbandonati sul tavolo e mi hanno chiesto se erano miei e hanno manifestato apprezzamento.

Così, mentre continuavo a divertirmi a casaccio ho ringraziato di nuovo Roberta, questa volta a voce, per lo spunto che mi aveva offerto. E lei mi ha chiesto se avevo letto qualcosa sull’argomento, sulla filosofia che ci sta dietro. Allora ho chiesto aiuto a Babbo Natale, che mi ha fatto trovare sotto l’albero il libro di cui sopra. Me ne sono subito innamorata, come sta accadendo in questo periodo con tutti i libri che compro d’istinto. Lunedì ho raccolto di nuovo ciò che avevo nel mio arsenale- uno Sharpie, il solito trattoPen e quadratini di cartoncino bianco- per cominciare questo viaggio. E’ un modo per tornare ad allenare una perseveranza che a tratti batte la fiacca, in vista di un 2015 tutto da dipingere, e un modo per dare sfogo a quella parte di me che ancora impazzisce di fronte a matite e colori.

Ecco qui i risultati dei primi due giorni:

zentangle day 02zentangle-day01

 

cabinatelefonica

Un giorno senza tecnologia

Phone Box, Ilfracombe Harbour

Ieri ho provato a passare una giornata intera senza tecnologia. Con tecnologia intendo pc, cellulare, tablet, insomma tutto ciò che può essere connesso a Internet. In realtà la giornata è cominciata con un “difetto” di fondo. Avevo infatti in programma una chiamata via Skype che non ho voluto spostare. Ho quindi deciso di mantenere l’impegno preso e di spegnere cellulari e pc per tutto il resto della gionata. Mi sono anche preparata bene: il giorno prima avevo preso nota delle scadenze imminenti e mi ero fatta un bell’elenco di attività offline che mi avrebbero consentito di portare comunque avanti i miei lavori. Sarebbe stato più semplice fermarsi del tutto, mettere da parte per un giorno i miei impegni e dedicarmi completamente ad altro. Sicuramente sì. Avrei potuto prendermi la giornata libera e andare a spasso, non fare nulla di “finalizzato”, ma ho preferito procedere sulla mia strada e conservare il ritmo tenuto in quest’ultima settimana.

Com’è andata? :-P Beh, non sono riuscita a fare del tutto a meno della tecnologia, anche se l’ho usata in modo diverso dal solito. Ho mantenuto l’impegno di stare per un giorno intero lontana da qualsiasi social, ho usato YouTube per riguardare un tutorial (tra le cose che volevo fare c’erano delle roselline di raso per il vestito di Carnevale della mia piccina e non mi ricordavo il procedimento) e ho acceso l’Iphone per var vedere due video fatti da me a mio nonno che era un po’ giù di morale.

Ho anche fatto tutto quello che era previsto dalla lista off-line. Uhm, no. Non ho suonato la cornamusa :-( Toccherà fare esercizi straordinari nei prossimi giorni.