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Da sbagliato a perfetto: storia di un’agenda e di uno sguardo

L’agenda per me è un oggetto assolutamente indispensabile, una di quelle cose a cui riuscirei difficilmente a rinunciare. Posso farne certamente a meno, ma lo sentirei come una scomodità immensa. Sto parlando proprio dell’agenda cartacea. Ho provato più volte a sostituirla con dispositivi elettronici, ma anche ora che ho e uso con soddisfazione uno SmartPhone non ho trovato nessuno strumento che sia in grado di darmi lo stesso piacere di un’agenda su cui scrivere con matita, penna, pastelli, pennarelli, adesivi, post it.

Qualcuno mi ha anche chiesto che cosa me ne faccio di un’agenda. La vivo. Nella mia agenda ci sono appuntamenti, promemoria, appunti, aforismi, annotazioni, bozze di progetti, programmi di lavoro. è il libro attraverso cui, giorno dopo giorno, parola dopo parola, i miei desideri, i miei pensieri, le mie intuizione prendo forma e diventano tangibili.

Va da sé che alla fine di ogni anno io senta il desiderio di procurarmi quella che sarà la compagna di viaggio dell’anno a venire.

Nel 2016, in preda a una maniacale smania di risparmio, avevo rispolverato un’agenda del 2008 inutilizzata (che fortuna! Era anche bisestile!) e ne avevo decorato la copertina a colpi di pennarello indelebile.

Quest’anno, in preda alla stessa smania, mi sono lasciata ingolosire da una promozione lanciata dai biscotti Pan di Stelle: una micro-raccolta punti in cambio dell’Agenda Mandala dei Sogni.

Agenda? Mandala? Sogni?

Praticamente tre parole magiche che mi hanno fatto accantonare lo snobismo nei confronti delle raccolte punti. Con grande diligenza ho raccolto i tre codici richiesti, li ho inviati e ho atteso. Finché, pochi giorni dopo, ho trovato nella cassetta della posta un anonimo pacchetto che al tatto faceva presentire il contenuto. Finalmente avevo la mia agenda 2017!

Eccola qui:

agenda Mandala dei sogni

 

A prima vista tutto sembrava perfetto, ma quando l’ho aperta ho scoperto che

pagina interna

AD OGNI GIORNO CORRISPONDE SOLO UNA RIGA!

UNA RIGA!

COME FA A STARCI UNA MIA GIORNATA IN UNA RIGA?!?

Beh – mi sono detta- vorrà dire che dovrà essere molto focalizzata, e ho archiviato la cosa.

Qualche giorno dopo gironzolavo in un negozio in cerca di regali di Natale e mi è caduto l’occhio su… UN’AGENDA! L’aspetto era piuttosto insignificante, ma il prezzo molto attraente, per cui ho sfogliato la copia in visione ed è scattata la scintilla: avevo trovato la mia compagna perfetta (più tardi uno sguardo più attento avrebbe rivelato che la perfezione era perfettissima perché persino la copertina può essere rimossa e personalizzata, come piace fare a me).

La storia sembrerebbe finita qui. Se non fosse che io l’Agenda Mandala dei Sogni la volevo comunque usare.

Ed è scattato il click: non sarà un’agenda ma una specie di diario. La userò per annotare ogni sera ciò che in quel giorno ha acceso in me la meraviglia.

Ecco il risultato della prima settimana:

prima settimana dell'agenda delle meraviglie

Questo 2017 si preannuncia non una WonderLand, ma un WonderTime :-) E tu? Quale meraviglia hai vissuto oggi?

Un anno di meraviglia

C’è chi considera il passaggio al nuovo anno un motivo per festeggiare, c’è chi detesta il 31 dicembre, c’è chi considera quasi doveroso ignorare la data, commentando con un ‘cosa ci sarà mai da festeggiare?’

Io amo tantissimo il periodo che va da Natale ai primi giorni di gennaio (anche a tutto gennaio, via…). Entro in una modalità lenta e riflessiva, che in questi ultimi anni è stata in qualche modo assecondata dai ritmi delle mie attività professionali, e, come molte persone, faccio i miei bilanci: quello finanziario (incredibile amici! Una letterata che finalmente fa pace con i conti e con i soldi!), quello personale e professionale. E’ un rito che mi piace, che mi offre la possibilità di ripercorrere un tratto di strada, guardarlo dritto negli occhi, esprimere gratitudine per tutto ciò che sono riuscita a esprimere, manifestare, realizzare, per tutto ciò che ho ricevuto dalla vita, tramite le persone che mi sono state vicine, quelle che mi hanno aiutato, quelle che mi hanno ostacolato o ignorato. E’ il momento in cui guardare in faccia anche i risultati che non sono stati come li avrei voluti e prendere nuove decisioni. E’ un momento per lasciare uno spazio speciale ai sogni e chiedere la forza per riconoscere quelli veri e realizzarli.

Proprio per questi motivi sono particolarmente grata al 31 dicembre 2014, perché mi ha regalato uno spunto importante attraverso un gesto apparentemente banale: il gesto di staccare dal chiodo il calendario vecchio per appenderne uno nuovo. E cosa poteva esserci di speciale in questo? Il calendario del 2014 è stato un dono del mio ottico di fiducia, un dono che ho particolarmente apprezzato perché ogni mese era accompagnato da una frase sul tema della ‘vista’ o dello ‘sguardo’. Alcune frasi erano così belle che avevo già deciso di ritagliarle e raccoglierle. Ma non ricordavo assolutamente cosa ci fosse in copertina.

E in copertina c’era scritto: L’importante è avere occhi per vedere la meraviglia.

meraviglia

 

Ho deciso di aggiungere questa frase ad altre due che già avevo scelto come guida per il 2015 perché trovo che racchiuda in sé una potenza immensa. Abbiamo tutti occhi per vedere e a volte scegliamo di non farlo. Eppure ogni giorno ha in sé segni di grandezza, ogni giorno ha tutte le carte in regola per essere straordinario, a condizione di essere capaci di vederne la meraviglia: vedere la meraviglia nel sole che sorge, nel nostro volto riflesso allo specchio, nelle comodità che abitano le nostre case, nel profumo del caffè (per chi lo beve), nella vicinanza delle persone amate, nelle cose che possiamo fare ogni giorno e che possono essere ordinarie o straordinarie a seconda del punto di vista che scegliamo di adottare.

Questo primo mese dell’anno ha già messo a dura prova la mia capacità di meravigliarmi e considero un buon segno il fatto di essere qui oggi a ritornare su queste parole, fermamente decisa a non lasciarmele scappare.

Allora auguro anche a te di scegliere il punto di vista dei ‘meravigliati’, di scegliere uno sguardo che torna fresco ogni giorno.

Felice 2015

cabinatelefonica

Un giorno senza tecnologia

Phone Box, Ilfracombe Harbour

Ieri ho provato a passare una giornata intera senza tecnologia. Con tecnologia intendo pc, cellulare, tablet, insomma tutto ciò che può essere connesso a Internet. In realtà la giornata è cominciata con un “difetto” di fondo. Avevo infatti in programma una chiamata via Skype che non ho voluto spostare. Ho quindi deciso di mantenere l’impegno preso e di spegnere cellulari e pc per tutto il resto della gionata. Mi sono anche preparata bene: il giorno prima avevo preso nota delle scadenze imminenti e mi ero fatta un bell’elenco di attività offline che mi avrebbero consentito di portare comunque avanti i miei lavori. Sarebbe stato più semplice fermarsi del tutto, mettere da parte per un giorno i miei impegni e dedicarmi completamente ad altro. Sicuramente sì. Avrei potuto prendermi la giornata libera e andare a spasso, non fare nulla di “finalizzato”, ma ho preferito procedere sulla mia strada e conservare il ritmo tenuto in quest’ultima settimana.

Com’è andata? :-P Beh, non sono riuscita a fare del tutto a meno della tecnologia, anche se l’ho usata in modo diverso dal solito. Ho mantenuto l’impegno di stare per un giorno intero lontana da qualsiasi social, ho usato YouTube per riguardare un tutorial (tra le cose che volevo fare c’erano delle roselline di raso per il vestito di Carnevale della mia piccina e non mi ricordavo il procedimento) e ho acceso l’Iphone per var vedere due video fatti da me a mio nonno che era un po’ giù di morale.

Ho anche fatto tutto quello che era previsto dalla lista off-line. Uhm, no. Non ho suonato la cornamusa :-( Toccherà fare esercizi straordinari nei prossimi giorni.

Federica in Arizona

Vivere l’Hero, vivere da Hero

Alcune delle persone che hanno seguito le mie vicende nella settimana tra il 12 e il 18 gennaio si sono chieste, e mi hanno chiesto, cosa diavolo stessi combinando.

Stavo vivendo una parte della mia esistenza riguardo alla quale ho mantenuto sempre il quasi totale riserbo. Credo che ora sia venuto il momento di raccontare qualche cosa di più.

Ma andiamo con ordine. Innanzitutto: che cos’è l’Hero Camp? L’Hero Camp è una settimana di formazione intensiva che viene vissuta in una location particolare e il cui contenuto è legato alla location stessa. Ogni Hero Camp è diverso dal precedente e dal successivo, perché è il risultato di una progettazione legata al luogo e dell’ascolto di ciò che accade durante la settimana. L’unico elemento comune alle edizioni che si sono tenute finora è la presenza di una competizione fra due squadre, questa volta arricchita dalla competizione singola: ciascuno gareggiava per portare la propria squadra alla vittoria e allo stesso tempo per essere IL vincitore.

Perché ho deciso di partire? Ci sono almeno tre motivi, che si sono manifestati in momenti diversi.

Il primo è stato la destinazione. Quando ho saputo che la destinazione sarebbe stata l’Arizona e in particolare Sedona ho voluto fortemente esserci (la cosa sconvolgente è che non avevo mai sentito parlare prima di Sedona, ma mi attirava e va bene così).

Il secondo motivo è il fatto che già un altro anno si era aperto con un Hero Camp, il 2011, e ciò che mi sono portata a casa da quella esperienza mi ha permesso di spalancare una serie di porte grazie alle quali posso dire che la mia vita oggi è molto vicina a quella che desidero (ci sono ancora dettagli su cui lavorare, ma sono dettagli e so come lavorarci). Quell’esperienza ha generato l’aspettativa di ripetere questo risultato e sono partita con il desiderio di fare un ulteriore salto e avvicinarmi ancora di più a ciò che desidero.

Il terzo motivo si è manifestato a Capodanno, quando mi sono regalata il tempo di scrivere la traccia di questo 2013. Ho individuato un punto sul quale sento il bisogno di lavorare intensamente, perché ritengo che in esso stia la chiave che mi permetterà di procedere ad una velocità superiore a quella che tengo oggi. E l’Hero Camp mi offriva su un piatto d’argento la possibilità di lavorarci subito, in profondità.

I motivi che ho elencato sono tutti interiori, riguardano me e soltanto me. Ma ce n’è un altro che riguarda le persone che mi sono vicine. Scorrendo nella mia mente i nomi e i volti di tanti amici e conoscenti mi sono ricordata di quanti hero conosco, persone che conducono una vita “normale” (normale per chi? mah…) e che vivono da eroi almeno un aspetto di questa vita. Voglio stare con loro, portando tutto ciò che ho la possibilità di essere e di imparare.

Ognuno riceve in dono qualcosa che può a sua volta mettere a disposizione degli altri. Io ho ricevuto in dono un Hero Camp e me lo sono preso. Ora sono di nuovo in Italia, accanto alla mia famiglia, nel luogo in cui ho scelto di vivere questi anni, immersa nelle attività a cui voglio dedicare tempo ed energia, pronta a “restituirlo”.

Sedona

Partire: Arizona 2013

Ci sono momenti in cui senti che DEVI esserci.

Quando a novembre ho assistito alla presentazione del primo Hero Camp 2013 ho sentito esattamente questo: DOVEVO esserci e, soprattutto, VOLEVO esserci. Sedona e i suoi vortici, proprio in un periodo che descrivevo come “essere nel frullatore”: quello che si dice “essere la persona giusta, nel posto giusto, nel momento giusto”.

Ma l’Hero non è così facile, non è un viaggio che compri, è un viaggio che per accoglierti ti chiede prima di dimostrare qualcosa, di superare una serie di prove. La prima era una prova ai confini della magia. “E’ inutile che cerchi di prepararmi”, mi sono detta, “la magia accade oppure no. Posso solo essere completamente qui e ascoltare.” Ho ascoltato e detto a mia volta. La prima risposta che ho ricevuto aveva tutta l’aria di un “no”. Tutti i posti erano stati occupati, ma subito qualcuno ha deciso di non partire. E quel posto libero si è rivelato essere lì ad aspettare me. Non ho nemmeno pensato. Sto imparando ad acchiappare al volo ciò che mi interessa davvero. Ho detto “sì” e solo dopo ho cercato una conferma nello sguardo di mio marito Stefano. La conferma c’era, forte come sempre.

Le altre prove sono state facili, tranne quelle che stavano nella mia testa e nel mio cuore: come faccio a partire? Il biglietto aereo ce l’ho, il passaporto ce l’ho, la valigia ce l’ho, la carta di credito ce l’ho, l’inglese lo parlotto… Ma ho anche una bimba piccina, forse troppo piccina per stare lontana dalla sua mamma undici giorni. Che mamma sono se parto? Sono una cattiva mamma perché vado via e la affido al papà e ai nonni? Sono una buona mamma perché guardo lontano e colgo l’occasione di fare un’esperienza che non si ripeterà e probabilmente farà molto bene a me e quindi anche a lei? Sto pensando al bene della mia famiglia o solo a me stessa?

La risposta che mi sono data la conoscete già perché avrete sicuramente intuito che alla fine sono partita. E sono partita addirittura serena, perché ho sentito quanto infinitamente sono amata, da mio marito, dai miei genitori, dai miei amici più cari.

Devo anche a loro quest’Hero e riporterò a loro quest’Hero. Lo hanno guadagnato quanto me.

tempo che passa

Sono viva :-D

Un paio di giorni fa ho fatto un giro sul mio sito. Eh beh, capita anche questo :-) E sono rimasta sorpresa da quanto tempo è passato dal mio ultimo post: MARZO! Ma ci rendiamo conto!

Sì, mi rendo conto e guardo con affetto ai mesi che sono passati: aprile, maggio, giugno e anche metà luglio. Ma guardo con affetto soprattutto alle tante cose che ho chiamato a far parte della mia vita.

Mia figlia ha nove mesi e mezzo, gattona più veloce della luce e vuole a tutti costi camminare. Si arrampica dovunque e aspetta fiduciosa che qualcuno vada a prenderla per le manine per poter andare dove desidera. Il dubbio che non arrivi nessuno ad aiutarla non la sfiora nemmeno. E ride, ride in continuazione. Il mondo è una meraviglia (beh, lo è anche per me, quindi almeno in questo mi somiglia).

Mia figlia sa insegnare tante cose: a fidarsi degli altri, a godere di ogni cosa, a prestare attenzione alle cose più piccine, a insistere finché non si ottiene ciò che si vuole, a spostare la propria attenzione su qualcos’altro quando le cose vanno in modo diverso da quello che si vuole.

Allegretto, il B&B che avevo immaginato un anno e mezzo fa, è uscito dalla mia testa e ha aperto i battenti. Ed è bello che il sogno sia condiviso da mio marito Stefano. Se Allegretto c’è è in gran parte merito del suo lavoro e del suo appoggio.

Abbiamo avuto i nostri primi ospiti, persone che non sono arrivate per caso e siamo certi che altre arriveranno, sempre non per caso.

E queste stanze piene di strumenti musicali e di ispirazione sono uno stimolo a vivere in modo più ricco la nostra presenza a Vergiate, muovendoci alla scoperta del territorio che ci ospita e alla ricerca di persone speciali che vogliano passare un po’ di tempo insieme a noi. Sono uno stimolo anche a diventare ogni giorno le persone che vogliamo essere.

Ho ricominciato a leggere furiosamente, a ritmi il più possibile serrati, tutto ciò che possa sostenere la mia forza. Niente romanzi per il momento, niente poesia. La poesia la trovo nei saggi che mi accompagnano e stuzzicano i miei pensieri. Ho voglia di lentezza e di riflessione, di portare la mia volontà alla precisione di un laser. E così macino pagine su pagine e tengo vicina la volontà di raccontare anche questo.

Ho deciso di far compiere un salto ad un progetto che covo da due anni. Ho trovato buoni interlocutori e mi sono resa conto di cosa so e cosa non so. E’ un passo che mi spaventa, ma so che specchiarsi negli ostacoli che mi vedo davanti è un ottimo modo per diventare una persona più competente, più capace, più determinata.

Suono. Troppo poco rispetto a quello che dichiaro essere il mio desiderio. E’ sempre un colpo al cuore dirsi questo, ma è la verità.

Dipingo. O forse pasticcio, ma va bene così. Tenere i pennelli in mano e schiacciare tubetti di colore nel piatto mi fa sentire bene. I soggetti che scelgo mi aiutano a ricordarmi cose importanti: anche in questo costruisco la mia fortuna.

Incontro persone. Poche. Spesso sono persone che credevo di conoscere già e che non vedo da tempo. I discorsi però si sono fatti diversi e mi piace.

In questi mesi che sono volati e in cui secondo i miei parametri abituali non ho fatto quasi nulla, molti semini sono stati messi a dimora.

Questa notte ci sarà tempo per nuove pagine.

strumento della luce

Tornare di luce – giorno 39

Dopo un silenzio voluto di questi giorni dedicati al progetto cardine del 2012 mi lascio accarezzare da una frase potente:

“Sei solo uno strumento della luce. Non hai motivo di vantarti né di sentirti colpevole. C’è solo motivo di gioire.”

Di fronte alle decisioni piccole e grandi non sarò mai sola, perché sono accompagnata dalla gioia di essere qui.

buio

Buio?

C’è la luce che tanto amo, ma c’è anche il buio. Per me il buio oggi sono questi giorni di silenzio, accaduti e non desiderati, complice una apparente stupidaggine: il mio IPad che si è scollegato dalla rete proprio mentre stavo pubblicando un post. Lo avevo scritto direttamente online e così se ne è andato, svampato. Avrei potuto riscriverlo e invece la mia reazione è stata di lasciar perdere, almeno per il momento. E ho lasciato perdere non solo quel post, ma anche gli altri che avrei potuto scrivere. Un giorno mi sarei arrabbiata per questo. Oggi invece vedo che il buio ha almeno un merito: rende evidenti le piccole luci. E di piccole luci in questi giorni me ne sono venute incontro tante, nella forma di siti web, tutorial, idee di Stefano, intuizioni. Penso che le racconterò presto.

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Luce sul 2012

Oggi è un giorno speciale. Può esserci o meno un motivo, ma l’ultimo giorno dell’anno ha sempre un fascino particolare, il fascino di un momento di passaggio, anche se fosse solo cronologico. Per me è tradizione in questa giornata osservare dove mi trovo e guardare dove voglio arrivare il prossimo anno. Credo che quest’anno separerò i due momenti perché ho bisogno di concentrarmi su una cosa per volta. Comincio quindi osservando l’anno trascorso, in cui molte cose sono state diverse da come le avevo desiderate, eppure sono accadute. Interrompo quindi il flusso di lettura che sto portando avanti in questi giorni e scelgo un brano che rappresenta bene il mio 2011:

“A volte il guerriero della luce si comporta come l’acqua, e fluisce fra gli ostacoli che incontra. In certi momenti, resistere significa venire distrutto. Allora egli si adatta alle circostanze. Accetta, senza lagnarsi, che le pietre del cammino traccino la sua rotta attraverso le montagne. In questo consiste la forza dell’acqua: non potrà mai essere spezzata da un martello, o ferita da un coltello. La più potente spada del mondo non potrà mai lasciare alcuna cicatrice sulla sua superficie. L’acqua di un fiume si adatta al cammino possibile, senza dimenticare il proprio obiettivo: il mare. Fragile alla sorgente, a poco a poco acquista la forza dagli altri fiumi che incontra. E, a partire da un certo momento, il suo potere è totale.”

Ok, io mi sono lagnata abbondantemente :-) Ho cercato di resistere e ho sentito quanto mi stavo avvicinando alla distruzione. Mi sono fermata in tempo ad ascoltare e ho prestato orecchio a ciò che sentivo. L’obiettivo è bene in vista e la sua forma si sta facendo più definita proprio in questi giorni. Ho incrociato alcuni fiumi e uno di essi è un affluente poderoso. Il mio potere è già totale. Lo sia anche il tuo e avremo un buon 2012.

Maria

Maria

“Maria avverte nello stesso tempo che il Cristo è suo Figlio, il suo bambino ed è Dio. lo guarda e pensa: Questo Dio è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne. È fatto di me. Ha i miei occhi. La forma della sua bocca è la forma della mia. Mi assomiglia. È Dio, eppure mi assomiglia. Nessuna donna ha mai potuto avere in questo modo il suo Dio per sé sola. Un Dio bambino che si può prendere tra le braccia e coprire di baci. Un Dio che sorride e respira. Un Dio che si può toccare e che ride”. (Jean Paul Sartre, Bariona o il figlio del tuono, Natale 1940) Grazie a mio marito Stefano per avermi letto questo brano, grazie all’amico Valentino per averglielo inviato. Felice Natale, amici miei.